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Mancano ancora pochi giorni al 31 dicembre dove ci sarà l’ingorgo dei pagamenti previdenziali da parte degli ingegneri ed architetti liberi professionisti.

Infatti, sono slittati al 31 dicembre:

  1. – il pagamento della 1° rata dei contributi minimi soggettivi ed integrativi e di maternità dovuti dall’iscritto (€ 1.177,50 + € 350,00 + € 20,00 = €  1.547,50);
  2. – il pagamento della 2° rata dei contributi minimi soggettivi ed integrativi e di maternità dovuti dall’iscritto (€ 1.177,50 + € 350,00 + € 24,00 = €  1.551,50);
  3. – il pagamento del saldo del contributo soggettivo ed integrativo il cui importo varia in base al reddito prodotto e dichiarato nell’anno 2019 che va calcolato, per il soggettivo, in base al 14,5 % del reddito imponibile e, per l’integrativo, in base al 4 % dell’importo dichiarato ai fini IVA; a questi importi  vanno detratti i versamenti dei minimi effettuati lo scorso anno.
  4. – il pagamento delle rate dei prestiti ricevuti dagli iscritti residenti nelle aree dove, in passato, ci sono state calamità naturali.

Al 31 dicembre, quindi, l’iscritto dovrà pagare un minimo di circa € 3.100,00, oltre agli altri importi a conguaglio,  per poter essere considerato regolare da Inarcassa. Il pagamento oltre tale termine comporta l’applicazione delle sanzioni, recentemente diminuite dai ministeri vigilanti su proposta del Comitato dei Delegati, che possono raggiungere il 30 % massimo dell’importo dovuto.

In un momento particolare di difficoltà economica perché continuare a mantenere in piedi la “Riforma Fornero” che ha obbligato a garantire la sostenibilità finanziaria della nostra cassa previdenziale a 50 anni? Non è più giusto, vista la crisi economica in atto, congelare la riforma per uno o più anni? Non è più giusto favorire le giovani generazioni dando loro risorse per poter mantenere il piedi l’attività professionale? Ricordiamo che molti giovani risultano iscritti ad Inarcassa perché in possesso delle “False partite Iva” cui abbiamo parlato qualche settimana fa sulla nostra news.

La riforma, voluta dalla Fornero e dal governo Monti, ha comportato l’innalzamento dell’aliquota contributiva soggettiva dal 10 % (fino al 2012) all’attuale 14,5 % (dal 2014), ovvero, i contributi sono aumentati di circa il 50 % rispetto al passato.

Per la nostra Cassa, che già navigava in acque tranquille, ha comportato il raddoppio del proprio patrimonio  (circa 11 miliardi di euro) in circa otto anni dovuto al surplus economico dato dalla differenza tra le prestazioni erogate e i contributi incassati (il solo bilancio consuntivo 2019 si è chiuso con un avanzo di gestione di circa 809 milioni di euro). Questa grande quantità di denaro che viene sottratta ogni anno ai liberi professionisti, non permettendo loro di destinare risorse per gli investimenti nello sviluppo delle attività, va ad alimentare il sistema finanziario e, in diversi casi, ritorna al professionista sotto forma di indebitamento (il professionista deve far ricorso a prestiti per poter soddisfare gli impegni fiscali e previdenziali).

Se tutto ciò era sopportabile, anche se con difficoltà, in un processo produttivo normale non è accettabile quest’anno con un emergenza sanitaria tutt’ora in corso, che ha bloccato per ben due volte il Paese e ridotto di molto le attività economiche.

L’annullamento dei contributi minimi (soggettivo ed integrativo) per l’anno 2020 non determina una riduzione del gettito contributivo per Inarcassa poiché il mancato versamento di quest’anno sarà corrisposto in più dall’iscritto l’anno prossimo entro il 31 dicembre 2021 e consente però,  agli iscritti, di avere a disposizione una piccola risorsa in più per programmare investimenti nell’attività professionale.

Inoltre, la misura agevolativa, ha i seguenti ulteriori vantaggi:

  • è equa poiché non crea condizioni di disparità di trattamento tra gli iscritti;
  • non incide sulla prestazione previdenziale futura perché il trattamento pensionistico è calcolato al periodo di effettiva contribuzione;
  • per i soggetti che si troveranno con redditi al di sotto di quello calcolato per i contributi minimi possono richiedere in futuro il riscatto dei contributi mancanti;
  • è facoltativa: il professionista può scegliere se versare quest’anno o il 31 dicembre 2021;
  • non comporta oneri a carico dello Stato o di Inarcassa.

Finora, poca attenzione è stata rivolta dal Governo e dal Parlamento alle problematiche economiche che stanno vivendo i liberi professionisti ed in particolar modo per quelli dell’area tecnica. Siamo stati gli ultimi a percepire il bonus di maggio; siamo stati esclusi dal contributo a fondo perduto e dai Decreti Ristori emanati dal Governo, nonostante le nostre attività siano legate anche a quelle che hanno subito la chiusura dai DPCM emanati tra fine ottobre e novembre.

Confidiamo in una modifica in nostro favore nel percorso parlamentare di conversione dei Decreti Ristori o nella Legge Finanziaria 2021, auspicando l’aggregazione dei soggetti rappresentative delle due categorie professionali di ingegneri e architetti (entrambi corrispondono contributi alla stessa Cassa) per far fronte comune e superare la gravissima crisi che stiamo affrontando.

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