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Pubblichiamo l’intervento dell’Onorevole Debora Serracchiani Presidente XI Commissione Camera (Lavoro Pubblico e Privato).

Egregio Presidente,

La ringrazio per l’opportunità e per lo spazio dedicato per affrontare nel dettaglio una tematica che da sempre mi accompagna, tanto nel mio percorso lavorativo, quanto in quello politico: il tema del diritto alla salute e alla sicurezza sul lavoro.

Nell’affrontare il tema della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro è fondamentale anzitutto tornare a dare centralità alla persona, facendo sì che questi temi diventino patrimonio collettivo e su cui la politica-categorie economiche-sindacati devono adoperarsi insieme, per promuoverle e tutelarle.

Dall’entrata in vigore del decreto legislativo 81/08 lo scenario socio economico è profondamente mutato e impone un ridisegno dell’organizzazione del lavoro, dell’analisi dei rischi e del sistema produttivo a livello complessivo. Il Testo Unico, infatti, ha puntato da un lato sulla semplificazione e innovazione normativa; dall’altro, invece, sulla volontà di tradurre in azioni concrete il principio fondamentale della sicurezza.

A distanza di oltre un decennio dalla sua promulgazione, questo decreto necessita sicuramente di un aggiornamento, ma soprattutto di una completa attuazione alle indicazioni in esso inserite, ma ancora in attesa degli appositi decreti attuativi.

Sicurezza e salute si concretano in prevenzione, ma anche in controllo e vigilanza continua.

Sicuramente è fondamentale fornire adeguata e piena informazione, tanto ai lavoratori e alle lavoratrici, quanto ai datori di lavoro, promuovendo e sostenendo adeguata ed efficace formazione, che non sia meramente formalistica e burocratica, ma che risponda pienamente alle specificità del contesto in cui si opera. Fare prevenzione in maniera sistematica significa concretamente salvare vite umane: intenderla in questa maniera equivale a non vedere la prevenzione come un mero costo.

Accanto alla prevenzione, s’inseriscono anche i controlli e la vigilanza, ma va resa concreta l’idea che le attività di vigilanza non hanno solo un mero ruolo repressivo. Al contrario, possono fornire assistenza in fase preventiva e nel corso di tutto il processo produttivo. Inoltre, con l’incorporazione di ISPELS nell’INAIL, si sono poste le basi per una corretta sinergia fra ricerca, prevenzione e scurezza, ma sono necessarie più risorse umane ed economiche.

Questo è sicuramente il compito che ogni Governo, di qualunque colore esso sia, deve perseguire: fornire supporto, strumenti adeguati, semplificati e chiari.

In tal senso deve essere data piena attuazione al Testo Unico sulla sicurezza e occorre agire sulle diverse leve previste dal nuovo codice degli appalti, a cominciare da quelle premiali che già stanno caratterizzando protocolli e accordi raggiunti fra grandi stazioni appaltanti e regioni. In questa direzione s’inserisce anche la proposta di patente a punti che, attraverso meccanismi di premialità e di penalizzazione, può ad esempio codificare i comportamenti virtuosi e sanzionare quelli contrari.

Allo stesso modo, garantire un equo compenso significa garantire la sicurezza dei lavoratori e assicurare la qualità delle prestazioni dei professionisti coinvolti. Su tale fronte, occorre completare la disciplina vigente, prevedendo che, almeno per quanto riguarda i rapporti con le amministrazioni pubbliche, sia sempre assicurato per tutti i professionisti – iscritti o meno a un ordine – un compenso minimo per la propria prestazione professionale, così superando l’attuale cattiva prassi del conferimento di incarichi professionali gratuiti o il cui compenso non è commisurato agli standard tipici dell’equo compenso.

Accanto agli interventi normativi, è fondamentale investire e far crescere la consapevolezza generale dell’importanza della prevenzione: ad esempio, inserendo il tema della sicurezza nella formazione curricolare degli studenti delle scuole di secondo grado, a maggior ragione dopo l’avvio dell’esperienza dell’alternanza scuola-lavoro e, come già ribadito, investendo in formazione mirata ai datori di lavoro.

La stessa innovazione tecnologica e l’industria 4.0 possono diventare concreti alleati nella formazione sul campo e nella prevenzione. Si pensi agli esperimenti di “realtà virtuale” promossi dall’Università di Siena in collaborazione con l’Ente senese Scuola edile che, attraverso tecniche virtuali, formano i lavoratori dell’industria edile che svolgono attività in quota, allenando i lavoratori alle buone pratiche e alle procedure di sicurezza e facendo comprendere gli effettivi rischi e le possibili conseguenze. Lo stessa INAIL ha promosso attività di ricerca in tal senso, progettando dispositivi di nuova generazione per la prevenzione del rischio individuale, collettivo e ambientale. Con l’ausilio di queste tecnologie è possibile simulare ambienti di lavoro e valutare direttamente i possibili e ricorrenti rischi correlati, ma anche supportare in tempo reale gli operatori durante lo svolgimento di attività ordinarie, rilevando potenziali rischi per la salute e la sicurezza.

Sebbene l’Italia possa vantare un corpo normativo all’avanguardia, conforme alle regolamentazioni europee e internazionali, il numero di denunce per infortunio e gli incidenti mortali rimangono sempre in linea con gli anni passati e per questo non possiamo permetterci di abbassare la guardia e continuare la battaglia in difesa della sicurezza.

Per questo motivo ho deciso di promuovere, come primo atto in Parlamento, l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro (AC 1271), che tenda a fare luce sul fenomeno e sulle cause che nel tempo l’hanno determinato e alimentato, al fine di suggerire gli strumenti per combatterlo e limitarne l’incidenza.

Inoltre, l’Unione europea si è dotata nel tempo di uno strumento programmatico a cadenza pluriennale quale la Strategia per la salute e sicurezza sul lavoro dando mandato a ogni Paese europeo, di indicare le sue priorità, gli interventi da compiere e i soggetti che sono chiamati a realizzarli. Purtroppo, l’Italia è uno dei pochi Paesi dell’Unione europea a non avere ancora approntato una propria “Strategia”; per tale ragione ho voluto sollecitare il Parlamento, con l’AC 1520, ad attivarsi al fine di predisporre la “Strategia nazionale per la salute e la sicurezza sul lavoro”.

Un’altra stortura del nostro sistema, su cui sono intervenuta con l’AC 2345, riguarda il personale del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, per cui ancora oggi il nostro sistema non prevede la copertura assicurativa obbligatoria contro gli infortuni sul infortuni sul lavoro e le malattie professionali, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124.

Un paradosso, se pensiamo che i Vigili del Fuoco sono una delle categorie maggiormente dedite a intervenire in situazioni di emergenza.

Infine, permettetemi di condividere insieme a Voi un risultato importante raggiunto con l’approvazione del Milleproroghe: la rideterminazione del contributo assistenziale erogato ai malati di mesotelioma non professionale e agli eredi per l’anno 2020 e per i precedenti anni, 2015-2019, che passa da 5.600 a 10.000 euro. Il merito di questo risultato va attribuito al grande lavoro e all’impegno delle associazioni che da anni si occupano di amianto, e che ho avuto modo di incontrare e ascoltare in diverse occasioni. La battaglia contro questo killer silenzioso non si ferma qui, perché alla Camera vi sono altre due mie proposte di legge sempre sul tema amianto che, auspico, possano trovare condivisione unanime da parte del Parlamento.

Dobbiamo tenere sempre a mente che il lavoro è sì un diritto, ma lavorare in un ambiente sicuro e salubre lo è ancora di più.

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