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Con una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio e al Ministro  dell’Economia e delle Finanze, Federarchitetti ha inviato il proprio contributo  per gli Stati Generali dell’Economia, convocato per domani a Palazzo Chigi, richiedendo adozioni di misure economiche a favore degli architetti ed ingegneri liberi professionisti da inserire nei prossimi interventi del Governo.

“Condividendo le ragioni che hanno portato alla decisione di progettare la rinascita economica e sociale del nostro Paese  in conseguenza dell’emergenza sanitaria COVID-19,  scrive il Presidente di Federarchitetti – riteniamo vi sia la necessità di avviare un radicale processo di riforme che, per Federarchitetti, rappresentano l’auspicio per il varo di provvedimenti, anche da noi sostenuti, atti a modificare le principali cause che concorrono ad indebolire il sistema Italia anche per lo specifico settore delle libere professioni tecniche. 

TRA QUESTI, QUALI POSITIVE LINEE DI AZIONE, EVIDENZIAMO:

  • Il contrasto ad ogni forma di carente trasparenza, corruzione, eccessi di disuguaglianze;
  • Limitazioni di procedure vincolate ad un decisionismo soggettivo di organi burocratici, quali pubblici dirigenti, Soprintendenze, ASL, etc.;
  • La mobilità del personale interno alle Amministrazioni locali e tra Enti, anche per contrasto al “clientelismo municipale”;
  • Un prepensionamento flessibile, con priorità di assorbimento, volto alla stabilizzazione, nella P.A, del precariato attivo consolidato, quale esigenza di rinnovamento di una classe dirigente ormai condizionata da prassi inefficaci quanto improduttive, ma anche in considerazione del maggior danno per giovani già carichi di presumibili maggiori impegni di vita;
  • La necessità di una radicale revisione della normativa sugli appalti pubblici, non solo quale obbligo indotto dalla Comunità Europea;
  • L’utilizzazione di procedure informatiche e concentrazione delle stazioni appaltanti per favorire maggiore trasparenza ed unificare le procedure;
  • Favorire e realizzare in tempi brevi la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.

Sussistono tuttavia numerose contraddizioni che hanno insabbiato le libere professioni italiane, incidendo in termini sia occupazionali sia economici. In particolare nel comparto tecnico, vigono procedure che penalizzano ogni ipotesi di sviluppo determinando uno stato di crisi del settore dei tecnici liberi professionisti architetti, ingegneri, geometri, geologi, periti, costretti ad operare, nello svolgimento di un ruolo non surrogabile, in un contesto penalizzante. 

Riteniamo di evidenziare come la carenza di lavoro e sviluppo siano diretta conseguenza di consolidate procedure ad escludendum nei confronti delle categorie tecniche intese nella loro interezza. 

SI EVIDENZIANO ALCUNI ASPETTI SUI QUALI SI SOLLECITANO ULTERIORI INTERVENTI:

  • Occorre vengano liberate le fondanti quote di mercato dei servizi professionali ad Enti operanti in-house, quali ANAS, IACP, INAIL, ASL, Università ed altri, o in deroga ai compiti di istituto (es.:Soprintendenze), con gravi contraccolpi anche sulla efficacia delle proprie mansioni e sulla qualità dei servizi ed i livelli di trasparenza
  • Occorre una riflessione sul ruolo dei sindacati CGIL/CISL/UIL, referenti nei CCNL dei dipendenti degli studi professionali quale controparte dei liberi professionisti a difesa dei (legittimi) interessi dei dipendenti degli studi, ma, nel contempo, tesi ad avallare funzioni suppletive per i dipendenti della pubblica amministrazione (2% UTC) già titolari del posto di lavoro, erodendo le potenzialità di assunzioni di nuovi tecnici negli studi professionali-

SULLE STRUTTURE ORDINISTICHE:

  • Occorre attribuire eventualmente agli Ordini professionali nuove funzioni di supporto alle procedure burocratiche e legislative nazionali ed estere al fine di consentire un più agevole accesso delle strutture libero professionali in un mercato globale;
  • Ridurne le attività non istituzionali, per ridurne i costi e concentrare e migliorarne la qualità dei servizi;
  • Gli ingenti oneri di funzionamento, per il ruolo istituzionale di controllo della categoria nel pubblico interesse, ma anche per funzioni aggiuntive esercitate come “attività culturali”, appare improprio che gravino sugli stessi iscritti, mentre non è previsto alcuna quota a supporto delle funzioni di tutela, per le libere e democratiche associazioni sindacali o delle associazioni degli iscritti agli albi rappresentative sul territorio nazionale;
  • La tenuta di Albi con presenza indistinta tra forme di lavoro autonomo e dipendente, contribuisce a confonderne i ruoli, spesso in palese contrapposizione;
  • Non rappresenta valore aggiunto una formazione continua disciplinata da regole burocratiche e sanzionatorie, non libera in discipline mirate né surrogata da esperienze reali ed effettivamente formative. Così come concepita, si riduce ad una poco utile raccolta di crediti alimentata da nuovi oneri per i professionisti

RIFORME DEL TESTO DEI LL.PP.: DEVONO, TRA L’ALTRO, PREVEDERE: 

  • Eliminazione degli effetti negativi per l’attività consentita all’interno degli UTC, a fronte di un onere del 2%, con conseguenze non solo fiscali, ma di esproprio alle opportunità di lavoro in un libero mercato dei servizi professionali. Sotto varie forme viene consentito il doppio lavoro ed il lavoro nero, sottraendo mercato al bacino dei liberi professionisti. 
  • La reintroduzione di soglie minime nei compensi, legati a principi di libera contrattazione, con la eliminazione di affidamenti illegittimi, oggi ripetutamente deliberati dagli Enti nel mancato rispetto della dignità professionale e deficitari nella qualità dei servizi. 
  • Mitigare i requisiti economici e strutturali dei soggetti partecipanti agli affidamenti per consentire un più ampio accesso all’espletamento dei servizi.
  • Ampliare i limiti temporali di validità dei curricula professionali che non possono essere subordinati al periodo di effettuazione dell’esperienza professionale né sui tempi di espletamento della fase progettuale, ma selezioni parametrate su criteri oggettivi e qualitativi.
  • Prevedere interdipendenza tra diversi livelli professionali a favore di una crescita progressiva degli studi. 
  • Prevedere, negli affidamenti degli incarichi pubblici, limiti economici entro i quali gli stessi possono essere assegnati a rotazione ai liberi professionisti unicamente con l’iscrizione all’Ordine professionale e di conseguenza riconoscere la prestazione da esercitare contenuta nell’abilitazione all’esercizio della professione.

LIMITI ATTIVITA’ PROFESSIONALE DELLE UNIVERSITA’:

  • Netta distinzione tra l’attività di consulenza e l’esercizio professionale autonomo e chiusura a prestazioni professionali degli istituti. 
  • Soppressione dei test di ammissione per tutte le discipline: gli sbarramenti a “numero chiuso” rappresentando un grave errore culturale frutto di scelta illiberale ed incostituzionale. Ciò, non solo per la inefficacia dei “test”, ma perché non si può condizionare all’origine l’avvenire dei giovani spingendoli verso un abbassamento culturale per relegarli ad attività marginali e subalterne: ne risulta favorito solo il lavoro in nero sulle docenze di preparazione ai test.
  • Favorire un innalzamento culturale sia per il pubblico impiego che per le attività autonome, supportato da un qualificato livello della formazione universitaria ed un accesso selettivo a vari livelli della attività professionale. 

I PROVVEDIMENTI DELL’UE

Norme nazionali e di indirizzo per le regioni semplificate ed aperte ad un’ampia partecipazione anche dei liberi professionisti, con la definizione di misure efficaci al rilancio delle professioni quale sostegno allo sviluppo del Paese. 

LA BUROCRAZIA

Tende a condizionare la rotta della nazione quale “partito invisibile”, che contrasta non solo tagli alla spesa pubblica e limiti ai propri compensi quando ingenti, ma anche le proposte tese ad affermare modelli di sviluppo liberi da condizionamenti procedurali atti a mantenere il controllo delle procedure. Le incongruenze evidenziate nel settore tecnico ne sono conferma. 

Non meno gravi appaiono i danni sulla complessità dei percorsi autorizzativi, appesantiti a dismisura da incertezze, ritardi, ricorsi e tutto quanto possa disincentivare gli investimenti. Altresì il ricorso alla Giustizia ordinaria risulta quanto meno inefficace per i tempi inaccettabili a fronte dei 5 milioni di giudizi amministrativi pendenti, circa 500 milioni di euro per indennizzi Legge Pinto ed alla incertezza e revisione dei pareri in diversi gradi di giudizio; ancora più gravi i casi di assoluzione completa solo a distanza di anni. 

La P.A. deve garantire qualità nei servizi, mobilità del personale, ricambi con inquadramento definitivo del precariato attivo. 

TRASPARENZA – FISCO 

Poco rilievo assume il sistema di pagamento tramite POS dove la fatturazione della prestazione è quasi sempre obbligata. Ben maggiori entrate potrebbero ottenersi se le autorizzazioni fossero agganciate alla certificazione dell’avvenuto versamento dell’onorario a soggetti dotati di partita IVA. 

Priorità nell’eliminare ogni forma di procedura in deroga alla legislazione ordinaria, se non in casi eccezionali per risolvere problematiche impellenti. Maggiore efficacia nei controlli in tutte le fasi degli interventi, potrebbe garantire risultati affidabili se effettivamente svolti da soggetti terzi, definitivamente esclusi in caso di comportamenti irregolari. L’indirizzo, anche dell’UE, di assegnarne il collaudo allo stesso Ente appaltante, dimostra scarsa coerenza e conoscenza delle dinamiche degli appalti, della tutela degli interessi e del diverso ruolo tra committenza ed organi di controllo sulle sue realizzazioni. 

E’ estremamente negativo che il settore delle professioni tecniche, relazionato a sistemi primari interdipendenti con l’economia, quali l’edilizia la manutenzione urbana, le infrastrutture, le risorse energetiche ed ambientali, il recupero e corretto utilizzo del patrimonio storico, artistico e culturale, sia ostaggio di vincoli e procedure che ne condizionano la funzionalità e lo sviluppo compromettendone la competitività. 

La risorsa del patrimonio culturale umano – conclude la nota a firma del Presidente Iarrusso –  costituisce un bene a cui deve essere consentita la migliore operatività: le libere professioni non hanno bisogno di nuove ed incomprensibili regole ma di una rigorosa e realistica analisi delle modalità di accesso al mercato affinché sia alle stesse riconsegnato effettivamente libero.”

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