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 I LIBERI PROFESSIONISTI NON SIANO L’ANELLO DEBOLE DELLA RIFORMA E SIANO PAGATI PER IL LORO LAVORO

Sono anni che la Federarchitetti denuncia come una errata e strumentale interpretazione delle leggi risalenti alla Prima Repubblica che assegnano agli Uffici Tecnici, pur in assenza di adeguate strutture e formazione, compiti e ruoli da sempre esercitati all’esterno, con il risultato di abbassare il livello delle prestazioni istituzionali e generare un marasma di funzioni in cui spesso si sovrappongono i ruoli di controllore e di controllato, con la conseguenza di pregiudizio economico, scarsa qualità del lavoro e ritardi nei tempi di esecuzione.
La gestione delle opere pubbliche con i risultati che conosciamo conferma tutto questo nella sua drammaticità. E’ totalmente errato risolvere il problema del buon andamento e della qualità dei servizi
professionali con la distribuzione di un “obolo” del 2% agli uffici tecnici, quasi a considerare tali funzioni normali “compiti interni”. Il risultato di questa scelta è stato creare una architettura “municipale” o “di Stato” che in oltre  vent’anni, da Tangentopoli in poi, non ha eliminato o ridotto il fenomeno della corruzione.
Con l’approvazione, qualche giorno fa, in Consiglio dei Ministri del nuovo codice degli appalti finalmente inizia un nuovo corso che mette al centro la qualità del progetto.
Aver ricondotto l’incentivo del 2 % ai dipendenti pubblici solo alle attività di “programmazione della spesa, di predisposizione, di controllo e espletamento delle procedure di affidamento e aggiudicazione, di responsabile unico del procedimento, di direzione dei lavori ovvero direzione dell’esecuzione e di collaudo tecnico amministrativo ovvero di verifica di conformità, di collaudatore statico”  significa escludere del tutto questi uffici dalla fase di progettazione dell’opera pubblica, favorendo così l’affidamento di questa prestazione ai soli professionisti esterni. E’ quello che più volte Federarchitetti aveva chiesto.
Nella prima fase di applicazione delle nuove norme vigileremo affinché ciò avvenga nel rispetto della legge. Non vorremmo che si inneschi una nuova prassi, ovvero che lo Stato pensi che la progettazione non abbia valore economico e chieda perciò ai professionisti esterni di espletare la prestazione gratuitamente, come sempre con maggior frequenza si legge sui giornali.
La preoccupazione che possa verificarsi questo nuovo fenomeno diventa reale se consideriamo che la Legge di Stabilità non ha previsto alcun fondo di rotazione per la progettazione, ovvero in questo momento non ci sono soldi per pagare le progettazioni.
Anche la nuova procedura per l’affidamento dei collaudi risponde a quanto richiesto da tempo da Federarchitetti. Infatti, con il nuovo codice cambia anche il sistema di qualificazione che ora viene attribuito all’ANAC. Viene creato presso il MIT un apposito albo nazionale  cui devono essere obbligatoriamente iscritti  i soggetti che possono ricoprire gli incarichi di direttore dei lavori e di collaudatore negli appalti pubblici aggiudicati con la formula del contraente generale. La loro nomina nelle procedure di appalto avviene mediante pubblico sorteggio da una lista di candidati indicati alle stazioni appaltanti in numero almeno triplo per ciascun ruolo. Il MIT disciplinerà le modalità di iscrizione all’albo e di nomina. Sono escluse da incarichi di collaudo varie figure, tra cui  coloro che hanno svolto o svolgono attività di controllo, verifica, vigilanza e altri compiti relativi al contratto da collaudare.

Il Presidente
arch. Nazzareno Iarrusso

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