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Iniziamo con l’intervento del Presidente Federarchitetti, arch. Nazzareno Iarrusso, la divulgazione della serie di articoli pubblicati sulla nostra rivista edita in occasione della XI Giornata Nazionale per la Sicurezza nei Cantieri.

L’emergenza sanitaria ci ha obbligati a rinviare di un anno la programmazione della l’XI Giornata Nazionale per la Sicurezza nei Cantieri e rinunciare alla partecipazione frontale e puntare sulla modalità webinar, modificando la data e lasciando inalterata la città di Ancona collegata  all’evento.

L’obiettivo della riduzione degli infortuni e i morti sul lavoro spinge Federarchitetti ogni anno ad organizzare, anche nei giorni precedenti all’evento attraverso le proprie Sezioni Territoriali,  una “Giornata Nazionale” sul tema della sicurezza nei cantieri in quanto siamo convinti della necessità di un’evoluzione culturale che veda impegnati sull’argomento non solo i soggetti direttamente coinvolti, tra i quali i committenti, le imprese i lavoratori e i tecnici, ma l’intera società civile al fine di sensibilizzare le coscienze e finalmente adottare tutte le misure e gli accorgimenti atti a garantire l’incolumità del lavoratore nello svolgimento delle sue attività. Si rammenta che il settore delle costruzioni rappresenta il comparto particolarmente delicato in materia di infortuni sul lavoro per la complessità delle lavorazioni che comportano maggiori rischi e il verificarsi degli incidenti con maggior frequenza.

In seguito all’emergenza sanitaria, ancora in atto, ci siamo resi conto che, il tema “GESTIONE DEL LAVORATORE”, coniato oltre un anno e mezzo fa, è di cogente attualità poiché è su questo soggetto che si devono concentrare ed attuare le azioni di tutti gli stakeholder del settore al fine di consentire la completa integrità al lavoratore e garantirgli il suo ritorno a casa dopo una giornata di attività.

Il Coronavirus ci ha colti impreparati su un nuovo pericolo da tenere in considerazione e col quale, anche in futuro, dobbiamo imparare a convivere e prevenire. All’improvviso ci siamo resi conto della necessità di applicare la sicurezza non solo sui luoghi di lavoro ma anche nella vita di ogni giorno e soprattutto nei rapporti con gli altri individui. Per le costruzioni sono state varate misure contenute nel protocollo dei cantieri del 24 aprile 2020, emanato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, escludendo dal dibattito tutti i rappresentanti sindacali e sociali delle professioni tecniche, ovvero coloro che devono far applicare le norme.

L’equiparazione dell’infortunio sul lavoro con causa virulenta per i lavoratori colpiti da Covid-19 ha fatto estendere l’ambito di applicazione soggettivo delle tutele INAIL a questo soggetto o ai suoi familiari in caso di decesso dello stesso.

La pandemia ha anche modificato le modalità di formazione sia dei professionisti che dei lavoratori che al momento può avvenire solo in modalità a distanza lasciando di dubbia interpretazione quella effettuata anche per le attività previste con obbligo frontale. Su questo tema Federarchitetti è intervenuta presso i ministeri competenti.

Ci rendiamo allora conto che la riduzione degli infortuni  sul luogo di lavoro può avvenire con dialogo costante tra tutti i soggetti coinvolti dove il lavoratore è il fulcro dell’attività in cantiere che va continuamente ascoltato, formato ed edotto dei rischi che corre nello svolgere le mansioni assegnate, coadiuvato dagli altri aspetti economici, organizzativi e produttivi dell’impresa.

Si condivide pertanto l’ipotesi di prevedere premialità ai datori di lavoro che adottino misure virtuose per ridurre i rischi per i propri lavoratori anche attraverso il diretto coinvolgimento di quest’ultimi. Tali misure, però, non devono essere favorite per eliminare concorrenza dal mercato del lavoro pubblico, ma essere intraprese come premialità fiscale e contributiva a favore dei soggetti virtuosi, così come da diversi anni avviene attraverso i bandi ISI dell’INAIL.

Nel contesto della sicurezza sui luoghi di lavoro il ruolo del coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione dei lavori è quello che ci vede maggiormente protagonisti, ma resta un ruolo di difficile interpretazione per la poca chiarezza dell’art. 92 del D.lgs 81/2008 che non definisce in modo chiaro ed univoco gli effettivi obblighi ad esso attribuiti, anche se l’art. 90 comma 3 e comma 4, precisa che il CSE deve essere nominato dal committente ed è obbligatoria la sua figura solo ed esclusivamente nel caso in cui nel cantiere sia prevista la presenza, anche non contemporanea, di almeno 2 imprese esecutrici.

Sempre più spesso, però, assistiamo a sentenze in danno del CSE su responsabilità che invece andrebbero attribuite all’impresa in quanto tenuta alla redazione del POS per la sicurezza dei propri operai.

Invitiamo, pertanto, i colleghi chiamati dal committente a svolgere il ruolo di CSP e di CSE di porre attenzione e non assumersi responsabilità improprie in quanto non previste dalla normativa vigente.

EBIPRO