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Collegata alla città di Ancona si è conclusa venerdì 26 marzo in webinar la XI Giornata Nazionale per la Sicurezza nei Cantieri promossa dalla Federarchitetti nella quale hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, vertici degli ordini professionali tecnici, magistrati e avvocati che si occupano del settore e vertici delle Associazioni di categoria.

“Con l’emergenza sanitaria da Coronavirus – ha precisato nel suo intervento l’arch. Nazzareno Iarrusso presidente Federarchitetti – l’intero pianeta è stato colto impreparato su un nuovo pericolo da tenere in considerazione, non solo per i cittadini ma anche per i lavoratori e col quale, anche in futuro, dobbiamo imparare a convivere e prevenire. All’improvviso ci siamo resi conto della necessità di applicare la sicurezza non solo sui luoghi di lavoro ma anche nella vita di ogni giorno e soprattutto nei rapporti con gli altri individui.

Il comparto delle costruzioni è stato da subito coinvolto, con il DPCM del 9 marzo 2020, nell’adozione di misure preventive per eliminare o ridurre i contagi da Covid-19 in quanto inserito nelle attività prioritarie per il funzionamento del Paese, poi ha fatto seguito il protocollo nei cantieri del 24 aprile 2020 emanato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Ancora una volta, però, sono state esclusi tutti i rappresentanti sindacali e sociali delle professioni tecniche che con i loro iscritti garantiscono la prevenzione nei luoghi di lavoro attraverso gli RSPP, CSP, CSE, ecc..

In conseguenza dell’emergenza sanitaria da Covid-19, quindi, i committenti, i datori di lavoro, i RSPP, i CSP e CSE, devono adottare ulteriori misure di prevenzione, rispetto a quelle fino a quel momento conosciute, che devono tutelare il lavoratore da un ipotetico contagio. Il lavoratore, ancora una volta, è posto al centro delle azioni preventive sul luogo di lavoro anche dall’attuale emergenza sanitaria.

Ci rendiamo allora conto – ha proseguito Iarrusso – che la riduzione degli infortuni  sul lavoro può avvenire se dialogano costantemente tutti i soggetti coinvolti dove il lavoratore è il fulcro del processo costruttivo e deve essere costantemente ascoltato, formato ed edotto dei rischi che corre nello svolgere le mansioni assegnate, mettendo in secondo piano gli aspetti economici, organizzativi e produttivi dell’impresa.

I nostri avi ci hanno insegnato che la migliore formazione è data dall’esempio che, nel caso dei cantieri, deve praticarsi direttamente sui luoghi di lavoro o attraverso l’utilizzo di tecnologie che consentono un miglior apprendimento del lavoratore. L’aver separato la parte teorica (formativa) da quella pratica (attività in cantiere) ha fatto apparire, in molti casi, solo burocratico l’adempimento normativo sia per l’impresa che per il lavoratore e gli altri soggetti coinvolti, svilendo l’obiettivo che si prefiggeva il dispositivo legislativo (Dlgs n. 81/08). L’esperienza ci dice che quando l’impresa svolge una costante azione repressiva sui comportamenti impropri delle maestranze, arrivando anche all’applicazione di sanzioni economiche alle stesse, gli infortuni sono ridotti al lumicino o del tutto assenti. Queste imprese, contrariamente a quanto la cultura prevalente crede, riescono anche a fare profitto, essere competitive ed usufruire di contributi, sgravi fiscali e assicurativi. La riduzione dei costi di formazione a carico dei datori di lavoro può essere favorito dalla  stabilizzazione del Fondo Nuove Competenze, recentemente attivato dal Ministero del Lavoro, o dal Recovery Plan in corso di approvazione in parlamento.

Si condivide pertanto l’ipotesi di prevedere premialità ai datori di lavoro che adottino misure virtuose per ridurre i rischi per i propri lavoratori anche attraverso il diretto coinvolgimento di quest’ultimi. Tali misure, però, non devono essere favorite per eliminare concorrenza dal mercato del lavoro pubblico, ma essere intraprese come premialità fiscale e contributiva a favore dei soggetti virtuosi, così come da diversi anni avviene attraverso i bandi ISI dell’INAIL.

Nel contesto della sicurezza sui luoghi di lavoro – ha concluso il presidente Federarchitetti – il ruolo del coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione è quello che ci vede maggiormente protagonisti, ma resta un ruolo di difficile interpretazione per la poca chiarezza dell’art. 92 del D. lgs 81/2008 che non definisce in modo chiaro ed univoco gli effettivi obblighi ad esso attribuiti.

Con l’art. 90 comma 3 e comma 4, viene però precisato che il CSE deve essere nominato dal committente ed è obbligatoria la sua figura solo ed esclusivamente nel caso in cui nel cantiere sia prevista la presenza, anche non contemporanea, di almeno 2 imprese esecutrici. Quindi il ruolo del CSE è quello di coordinare le lavorazioni che prevedono interferenze tra due o più imprese presenti contemporaneamente in cantiere ed è solo su queste lavorazioni che va ad assumersi le sue responsabilità. Sempre più spesso, però, assistiamo a sentenze in danno del CSE su responsabilità che invece andrebbero attribuite all’impresa poiché interne alle proprie attività preventive e di controllo  contenute nel POS.

Invitiamo, pertanto, i colleghi chiamati dal committente a svolgere il ruolo di CSP e di CSE di porre attenzione e non assumersi responsabilità improprie e non previste dalla normativa vigente.”

Negli interventi dei relatori che si sono succeduti, sono state esaminate le criticità della sicurezza nei cantieri e le soluzioni migliorative per ridurre gli incidenti e gli infortuni sul lavoro.

In particolare l’on. Cesare Damiano, allora Ministro del Lavoro e promotore del D.lgs. n.81/08, ha invitato gli architetti a proporre soluzioni innovative atte a superare il distanziamento sociale consequenziale all’emergenza sanitaria dovendo convivere con essa anche per il futuro.

Il presidente dell’INAIL ha rimarcato l’attività di prevenzione svolta dall’Ente con l’erogazione di contributi a favore delle imprese attraverso i bandi ISI nonché della necessità di politiche di prevenzione mirate, adatte ai fattori che caratterizzano il nostro sistema economico e sociale, tra le quali: la trasformazione del mondo del lavoro, la flessibilità dei contratti, l’apporto significativo dei lavoratori stranieri, l’utilizzo di nuove tecnologie.

L’on. Serena Pellegrino si è soffermata sulla necessità di fornire nuove tutele ai lavoratori autonomi ed in particolar modo ai liberi professionisti.

La senatrice Paola Nugnes ha auspicato il superamento dell’emergenza sanitaria e un ritorno ai rapporti diretti tra gli individui soffermandosi poi sulle risorse del Ricovery Plan destinate alla riqualificazione urbana dove la sicurezza nei cantieri dovrà avere un attenzione particolare e dove i professionisti potranno svolgere un ruolo primario.

Il pomeriggio si è concluso con la lettura del decalogo, redatto da Federarchitetti alla manifestazione di Genova del 2019 ed ancora attuale, sulle azioni legislative per ridurre gli incidenti e gli infortuni sul lavoro.

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