Ampia partecipazione al Seminario deontologico “La libera Professione, Criticità Attuali e Prospettive Future” tenutosi venerdì scorso e predisposto dall’Ordine degli Architetti P.P.C. di Benevento al quale ha partecipato il Presidente Federarchitetti.
“Nel corso degli anni – ha esordito il Presidente Iarrusso – lo svolgimento dell’attività libero professionale del settore tecnico è divenuta sempre più complessa aggravata da funzioni e procedure in passato poste a carico della pubblica amministrazione e dove l’innovazione tecnologica impone un ritmo sempre più veloce di aggiornamento e di verifica della compatibilità delle scelte con le richieste ed esigenza dalla committenza pubblica e privata.
In buona sostanza l’architetto o ingegnere libero professionista è chiamato a risolvere l’interazione di un grandissimo numero di elementi componenti l’attività tecnica tramite regole definite e soggetti a determinati vincoli imposti dal legislatore allo scopo di comprendere i comportamenti globali e predirne l’evoluzione operando la scelta più opportuna alle esigenze formulate dal committente pubblico o privato.
Per gestire la complessità delle regole tecniche cui il professionista deve dare attuazione occorre un aggiornamento costante, imposto anche dal legislatore, che richiede un impegno ulteriore del libero professionista per lo svolgimento della sua attività.
L’importanza della formazione continua del professionista è sancita dalla Direttiva 2013/55/UE del Parlamento e del Consiglio Europeo e dall’art. 7 del 7 agosto 2012 n. 137 il quale prescrive che “Al fine di garantire la qualità ed efficienza della prestazione professionale, nel migliore interesse del committente e della collettività e per conseguire l’obiettivo dello sviluppo professionale, ogni professionista ha l’obbligo di curare il continuo e costante aggiornamento della propria competenza professionale. La violazione di tale obbligo costituisce illecito disciplinare”.
Lo scorso anno il CNAPPC ha emanato le nuove linee guida che devono rispettare gli iscritti per l’aggiornamento professionale e a cui si rimanda.
E’ evidente che per competere nel mercato libero professionale l’architetto deve svolgere un’attività formativa che non soddisfi solo i requisiti per rimanere iscritti all’Ordine (acquisizione di 60 CFP nel triennio di cui 12 CFP deontologici) ma che acquisisca quella formazione che gli consente di dare risposte esaustive alle domande formulate dalla committenza.
Inoltre, per gestire la complessità è anche necessario che il professionista si specializzi e si aggreghi sia con altri colleghi “esperti” in altre materie o con professionisti appartenenti ad altre discipline tenendo conto della differenza esistente nel nostro quadro legislativo tra “professionista” e “impresa”.
Il professionista è colui che opera per ricercare la migliore soluzione possibile, tra le regole imposte dalla legislazione vigente e dalle modalità esecutive, da offrire al committente pubblico o privato, mentre l’imprenditore è colui che, in possesso di risorse economiche, organizza il processo produttivo per offrire prodotti e servizi da immettere sul mercato per soddisfare la domanda dell’utente finale.
Anche se entrambi i soggetti hanno per obiettivo il soddisfacimento delle esigenze dell’utente finale, vi è una finalità diversa tra il primo (professionista) che opera per ricercare la migliore soluzione possibile per il benessere del committente ed il secondo (imprenditore) che opera per ottenere un profitto economico dall’organizzazione del processo produttivo.
Per tal motivo la legislazione vigente vincola il professionista al possesso dei requisiti per lo svolgimento dell’attività e, attraverso l’iscrizione all’Ordine Professionale, deve sottostare a regole deontologiche per garantire quell’etica di comportamento che consente al committente pubblico o privato di essere certo di aver avuto il meglio di ciò che desiderava ottenere. L’imprenditore, invece, per svolgere la sua mansione, non deve possedere alcun requisito: è sufficiente l’iscrizione alla camera di commercio per iniziare l’attività.
Il voler forzatamente equiparare legislativamente il professionista all’impresa sta producendo un impoverimento del tessuto professionale con ripercussioni nel soddisfacimento dei reali bisogni dell’intera collettività proprio perché il fine dell’imprenditore non è il benessere del committente ma il profitto che può ricavarne da quell’attività.
Per dare risposte alle istanze della società e per poter competere nella complessità occorre mettere insieme le varie professionalità ed agevolare l’aggregazione tra professionisti.
L’art. 10, comma 3, della legge 12.11.2011, n. 183 legittima la costituzione di società per l’esercizio delle attività professionali (STP) regolamentate nel sistema ordinistico (commercialisti, architetti, ingegneri, ecc.), secondo i modelli societari di cui ai titoli V e VI del libro V del codice civile (società di persone, società di capitali, società cooperative), ma in oltre quasi tre lustri dall’attuazione la legge ha mancato l’obiettivo perché si è rilevata onerosa sia economicamente che nella gestione poiché prevede l’iscrizione sia all’ordine professionale che alla camera di commercio.
Pertanto, – conclude il Presidente Federarchitetti – vi è la necessità di una rivisitazione della legge per renderla vicina alle esigenze dell’aggregazione professionale o incentivare (anche con misure fiscali) nuove forme di aggregazione tra i liberi professionisti che possano far crescere il mercato libero professionale.”
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