Si è svolto gioved’ 6 febbraio, al Centro Congressi di Roma, la Giornata della Libera Professione, promossa da Federarchitetti, Inarcassa, Fondazione Inarcassa, Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Consiglio Nazionale degli Architetti PPC, AIDIA, ALA-Assoarchitetti e Inarsid.
Il principio dell’equo compenso, la necessità di incentivi per favorire l’aggregazione e la creazione di studi multidisciplinari, l’introduzione di politiche di sostegno per la parità di genere e per attrarre i giovani verso la professione: questi i temi al centro della Giornata della Libera Professione che ha visto la partecipazione di tutti gli stakeholder del settore e la presenza di onorevoli e senatori per tramutare in atti legislativi le richieste formulate dai relatori, tra cui il presidente della Federarchitetti, riassunte nel documento che segue.
Introduzione
I professionisti ingegneri e architetti italiani rappresentano una risorsa strategica per il progresso economico, sociale e culturale del Paese. Le loro competenze multidisciplinari li rendono figure fondamentali per affrontare sfide complesse quali la sostenibilità ambientale, la digitalizzazione delle infrastrutture, la sicurezza del territorio e la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale. Tuttavia, il ruolo centrale che essi rivestono è spesso trascurato sia dalle istituzioni che dall’opinione pubblica, ostacolando la piena espressione di una categoria professionale annoverata da sempre tra le eccellenze del “made in Italy”.
Storicamente, ingegneri e architetti hanno avuto un ruolo cruciale nello sviluppo economico e sociale del Paese. Le grandi opere infrastrutturali, la rigenerazione urbana, la tutela del territorio e l’innovazione tecnologica sono solo alcuni degli ambiti in cui il loro contributo è stato determinante. Dalla costruzione di strade e ponti all’ideazione di edifici che coniugano estetica e funzionalità, il lavoro di questi professionisti ha permesso all’Italia di affermarsi sin dall’antichità come un riferimento mondiale in termini di design, ingegneria e architettura.
Oggi, però, il contesto in cui operano i professionisti è profondamente cambiato. Da un lato, le sfide globali come il cambiamento climatico e la transizione digitale richiedono competenze sempre più specialistiche; dall’altro, le condizioni economiche e normative non sempre consentono la giusta valorizzazione del loro ruolo. Questo squilibrio rischia di compromettere la capacità del settore di attrarre giovani talenti, di mantenere standard elevati di qualità e innovazione, e di approcciare in modo adeguato i mercati esteri.
Questi professionisti non solo progettano e realizzano opere che migliorano la qualità della vita dei cittadini, ma sono anche garanti del rispetto delle normative, della sicurezza e della tutela dell’ambiente. Essi rappresentano un ponte tra passato e futuro, custodendo il patrimonio storico e culturale mentre sviluppano soluzioni innovative per le esigenze contemporanee. In un contesto internazionale in cui la competizione richiede eccellenza e innovazione, è cruciale riconoscere e supportare il loro lavoro. Questa relazione analizza in dettaglio le principali difficoltà che i professionisti affrontano, dalla mancata applicazione delle tariffe al rallentamento economico, proponendo soluzioni concrete per garantire la sostenibilità del settore e restituire dignità alla professione.
I numeri
In Italia risultano iscritti agli Albi professionali più di 400.000 professionisti, di questi oltre 175.000 svolgono in via esclusiva la libera professione e rappresentano un elemento cardine di un settore centrale per il sistema Italia: quello dell’edilizia.

Il numero degli architetti e ingegneri liberi professionisti ha visto un processo ininterrotto di 1 crescita dal 1995 fino al 2013, si è poi stabilizzato in concomitanza con la doppia crisi avviata nel 2008, ed ha visto un ulteriore importante incremento in corrispondenza con il boom delle costruzioni legato alle misure del Superbonus e del PNRR.

Terminate le misure di incentivo sopra citate, anche alla luce del già previsto calo demografico che interesserà il nostro Paese, nei prossimi anni si prevede un progressivo calo degli iscritti e un contemporaneo innalzamento dell’età media degli stessi.

L’analisi dei dati di Monte Redditi e Volumi di Affari evidenziano chiaramente come le dinamiche reddituali e di crescita siano legate ai cicli economici dell’edilizia; l’andamento di tale settore ha manifestato, negli ultimi decenni, elevate variazioni e ciò ha comportato fluttuazioni importanti nelle dinamiche reddituali dei liberi professionisti. Il settore edilizio è soggetto non solo ai cicli economici, ma anche a modifiche normative che possono cambiare in modo repentino ed imprevedibile le condizioni di mercato, e ciò rappresenta un elemento di criticità.
Problematiche principali
1. Disattesa delle tariffe professionali: la disciplina introdotta dalla legge 49/2023 ha segnato un primo momento di svolta nella consapevolezza, soprattutto da parte del legislatore, che i liberi professionisti hanno diritto, al pari dei lavoratori dipendenti, ad un compenso adeguato ed equo per le prestazioni rese; eppure sin dai primi mesi dall’entrata in vigore, si sono verificati diversi casi di riduzione arbitraria degli onorari. L’art. 36 della Costituzione, del resto, afferma il diritto per il lavoratore “ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”, mentre l’art. 2233 del Codice Civile, al comma 2, recita che il compenso deve essere adeguato all’opera e al decoro professionale. La mancata applicazione dell’equo compenso rappresenta un grave problema per i professionisti del settore, aggravato da un contesto normativo incerto e da ribassi eccessivi nelle gare pubbliche . Tale pratica mina non solo la sostenibilità economica 2degli studi, ma anche la qualità delle prestazioni offerte. Inoltre, l’adozione di meccanismi di valutazione economica, spesso disgiunti dalla qualità, penalizza ulteriormente i professionisti e il settore edilizio nel complesso.
2. Svilimento del ruolo sociale e professionale: Gli ingegneri e architetti sono spesso percepiti come meri fornitori di servizi tecnici piuttosto che come figure centrali nel processo di progettazione e tutela del bene pubblico. Continuamente e frequentemente vengono aggiunti adempimenti e responsabilità che non agevolano lo svolgimento della professione in modo efficiente; l’assenza di riconoscimenti adeguati non si addice al ruolo di alto livello ricoperto storicamente nella società e ancora profondamente attuale. A ciò si aggiunge il ricorso sempre più frequente all’appalto integrato, che limitano l’autonomia progettuale del professionista. Rif. dati del Centro Studi CNI, I numeri dell’ingegneria negli scenari in cambiamento, dicembre 2024 2
3. Flat tax e disincentivi alle aggregazioni: L’attuale regime fiscale, con i limiti imposti dalla flat tax, penalizza le aggregazioni professionali, favorendo la frammentazione degli studi e ostacolando la creazione di strutture multidisciplinari. Il mercato dei servizi tecnici, invece, richiede una sempre maggiore competitività e pluralità di competenze. Appare necessario favorire una maggiore neutralità fiscale per incentivare l’aggregazione e migliorare la competitività dei professionisti italiani. La mancanza di una fiscalità adeguata alla creazione di studi associati rappresenta un freno all’innovazione e alla capacità di competere su scala internazionale.
4. Rallentamento economico nel settore edilizio: Dopo il boom legato al Superbonus e agli investimenti del PNRR, il settore edilizio si avvia a una contrazione, con una prevista diminuzione degli investimenti nel 2025 (-6,2%) e conseguenti impatti negativi sui redditi professionali. La contrazione degli investimenti pubblici e privati potrebbe esacerbare le difficoltà già esistenti, penalizzando soprattutto i piccoli studi che non dispongono di risorse sufficienti per affrontare periodi di crisi.
5. Disparità di genere nella professione: Le donne rappresentano solo una minoranza tra i liberi professionisti, con redditi medi sensibilmente inferiori a quelli degli uomini. Mancano politiche attive per ridurre il gender gap e migliorare la qualità del lavoro femminile, attraverso sgravi fiscali, premialità nelle gare e strumenti di welfare aziendale. Le disparità sono evidenti anche nei ruoli di leadership e nelle opportunità di crescita professionale, limitando il pieno utilizzo del potenziale delle professioniste.
6. Scarso ricambio generazionale: Il numero di giovani laureati che scelgono di intraprendere la libera professione è in costante diminuzione complici, da un lato il calo delle iscrizioni universitarie, e dall’altro il rallentare del settore edilizio (conseguenza della stretta sui bonus fiscali) – fatto, questo, che disincentiva i giovani architetti ed ingegneri dall’iscriversi agli Albi professionali per scegliere altri percorsi lavorativi. Questa tendenza è preoccupante e rischia di compromettere il ricambio generazionale necessario per garantire la sostenibilità del settore nel lungo termine. La comprensione del modo in cui il cambiamento demografico e del mercato del lavoro incidano sul nostro modo di vivere e di lavorare è fondamentale per affrontare le sfide sociali, e per sviluppare e attuare politiche più vicine alle esigenze dei giovani architetti e ingegneri.
Proposte di intervento
1. Garanzia dell’equo compenso: La legge sull’equo compenso ha rappresentato un punto di svolta fondamentale nel nostro ordinamento. Il “Correttivo” del Codice dei contratti pubblici ha confermato l’equo compenso introducendo un meccanismo di calcolo del quale andranno valutati gli effetti. Pertanto, da un lato occorrerà vigilare sulla concreta interpretazione e applicazione della novella normativa e, dall’altro, sollecitare il legislatore sull’aggiornamento del decreto “parametri”.
2. Promozione del ruolo centrale del professionista: Riconoscere e valorizzare il ruolo sociale e tecnico degli ingegneri e architetti nel rapporto cittadino-Pubblica Amministrazione è cruciale. Questo richiede non solo una semplificazione normativa, ma anche un cambiamento culturale che restituisca dignità alla professione: i RuP e i liberi professionisti hanno già le competenze (gli uni in materia di programmazione e controllo, gli altri in materia di progettazione e supervisione) per realizzare opere di qualità in tempi concorrenziali, a patto che non ci siano sovrapposizioni ma sinergie. Campagne di sensibilizzazione e formazione mirata possono aiutare a ridefinire il valore e il ruolo dei professionisti all’interno della società.
3. Incentivi all’aggregazione e modernizzazione professionale: Il fattore determinante per vincere la sfida della concorrenza sul mercato italiano dei servizi professionali, anche nei confronti dei sempre più presenti gruppi esteri, è creare efficienza e migliorare la qualità del servizio puntando sull’aggregazione delle competenze multidisciplinari tra i professionisti. L’introduzione di incentivi fiscali e di norme chiare per la creazione di studi associati e l’adozione di tecnologie avanzate può favorire la competitività dei professionisti, nel mercato italiano così come nei mercati esteri. Dal 2025, il principio di neutralità fiscale per le aggregazioni professionali rappresenta un passo nella giusta direzione. Sarebbe però necessario introdurre ulteriori benefici fiscali, limitati nel tempo, ad esempio sulla tassazione delle STP realizzate tramite operazioni di aggregazione. Inoltre, programmi di finanziamento specifici per l’ammodernamento degli studi possono migliorare l’efficienza e la qualità dei servizi offerti.
4. Misure per la parità di genere: Promuovere la partecipazione femminile attraverso sgravi fiscali, certificazioni per la parità di genere e incentivi specifici nelle gare di appalto è fondamentale per rendere il settore più inclusivo. Misure come la UNI/PdR 125 possono garantire maggiore equità e trasparenza, contribuendo al superamento delle disparità esistenti.
5. Pianificazione a lungo termine: Per contrastare gli effetti del rallentamento economico, occorre sviluppare strategie di lungo termine che promuovano la sostenibilità del settore. Incentivi per il reclutamento di giovani professionisti, programmi di mentoring e politiche volte al passaggio generazionale potrebbero garantire un futuro solido per il settore.
6. Sostegno alla formazione continua: Investire nella formazione continua dei professionisti è fondamentale per garantire la loro competitività in un mercato in costante evoluzione. La creazione di piattaforme di aggiornamento professionale e l’accesso agevolato a corsi di specializzazione potrebbero rappresentare un valore aggiunto per l’intero comparto.
7. Professione equa ed inclusiva: Investire sui giovani è fondamentale per sperare in uno sviluppo costante dell’innovazione, per superare i problemi di equità intergenerazionale e per costruire le basi per lo sviluppo e la crescita del nostro Paese. Si deve lavorare affinché vengano garantiti ai giovani architetti e ingegneri equità di trattamento e non venga permesso lo sfruttamento intellettuale. Una professione equa ed inclusiva è una professione a tutela dell’interesse pubblico che porta ricchezza culturale, sociale ed economica alla collettività.
Conclusioni
Le sfide affrontate dai professionisti italiani richiedono interventi urgenti e strutturati per valorizzare il loro ruolo e garantire la sostenibilità della professione. È necessario riconoscere e sostenere la centralità di ingegneri e architetti nel progresso economico, sociale e ambientale del Paese, adottando misure concrete che permettano di affrontare le problematiche emerse. In primo luogo, l’applicazione rigorosa dell’equo compenso rappresenta un passo fondamentale per restituire dignità economica e professionale a questi ruoli. Parallelamente, occorre promuovere politiche che incentivino adeguatamente l’aggregazione e la modernizzazione degli studi, e consentano gli investimenti nell’innovazione tecnologica. La formazione continua, il sostegno alle nuove generazioni e la riduzione delle disparità di genere sono altrettanti elementi imprescindibili per costruire un settore solido e competitivo. In questo contesto, la pianificazione a lungo termine e l’impegno delle istituzioni a supportare i professionisti sono essenziali per fronteggiare il rallentamento economico e le trasformazioni del mercato. Solo attraverso un approccio integrato e collaborativo sarà possibile garantire un futuro in cui ingegneri e architetti possano esprimere appieno il loro potenziale, contribuendo in modo determinante al benessere e alla crescita del Paese e mantenendo alto il valore del “Made in Italy” nel mondo.
DOCUMENTO REDATTO DA:
Associazione AIDIA – Associazione Italiana Donne Ingegneri e Architetti Associazione ALA – Assoarchitetti, Associazione degli architetti e degli ingegneri liberi professionisti italiani Associazione Federarchitetti, Associazione Nazionale architetti e ingegneri liberi professionisti Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori Consiglio Nazionale Ingegneri Fondazione Inarcassa, Fondazione degli architetti e ingegneri liberi professionisti iscritti a Inarcassa INARSIND, Sindacato Nazionale di Architetti e Ingegneri liberi professionisti INARCASSA, Cassa di Previdenza ed Assistenza degli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti Italiani



