La Campania si prepara a un anno di rallentamento nel settore privato e di crescita nelle opere pubbliche, ma Federarchitetti lancia l’allarme
Con un articolo pubblicato su “La Repubblica” di venerdì scorso, Federarchitetti fa il punto sull’edilizia per l’anno in corso.
Il 2025 si presenta come un anno di transizione per l’edilizia italiana, un ponte fragile tra il boom dei super‑incentivi e la ricerca di un nuovo equilibrio. Dopo anni di espansione legata al Superbonus, il settore si trova a fare i conti con una frenata inevitabile e con un senso diffuso di incertezza. L’entusiasmo dei cantieri a pieno ritmo lascia ora spazio alla prudenza, mentre sui tavoli dei professionisti si accumulano carte, crediti fiscali bloccati e troppi conti ancora da saldare. «La verità è che oggi i tecnici liberi professionisti e le imprese stanno letteralmente pagando di tasca propria i lavori eseguiti con il Superbonus – denuncia Nazzareno Iarrusso, presidente di Federarchitetti. Abbiamo rispettato le regole, seguito procedure complesse, anticipato costi e tempi. Ma le norme cambiate in corsa ci hanno lasciati soli di fronte a una situazione insostenibile».
Secondo le stime ANCE, il settore delle costruzioni in Italia è destinato a chiudere il 2025 con una contrazione del 7% degli investimenti complessivi.
A soffrire di più sarà l’edilizia privata residenziale, con un crollo stimato del 30% nella manutenzione straordinaria. L’uscita di scena del Superbonus e la riduzione delle aliquote fiscali – che dal 1° gennaio 2025 scendono al 50% per la prima casa e al 36% per le altre – stanno già producendo effetti concreti: meno cantieri, meno interventi e una stretta sull’accesso al credito. La nuova edilizia abitativa segna un calo del 2,6%, mentre il comparto non residenziale privato mostra una timida crescita, tra lo 0,7% e il 3,2%, grazie alle nuove costruzioni e agli interventi di riqualificazione.
Ma a tirare la volata, almeno sulla carta, saranno le opere pubbliche.
Grazie al PNRR, il comparto dovrebbe registrare un aumento del 16% degli investimenti, con l’accelerazione di progetti strategici per il rilancio dei territori. «Il PNRR rappresenta l’unico vero motore di crescita per il settore – commenta Iarrusso. Ma perché possa davvero produrre risultati concreti servono rapidità, trasparenza e capacità di gestione. Troppo spesso le procedure amministrative diventano un ostacolo, non uno strumento di garanzia».
In Campania il quadro ricalca la tendenza nazionale, ma con elementi di resilienza che raccontano una realtà più sfaccettata. Gli investimenti in costruzioni dovrebbero calare di circa il 7,2%, ma la regione potrà contare su oltre 936 milioni di euro del PNRR destinati a interventi di recupero e valorizzazione del patrimonio edilizio. Grandi progetti pubblici, nuove opere infrastrutturali e piani di rigenerazione urbana puntano a sostenere un comparto che, pur tra mille difficoltà, mostra segnali di vitalità. Le imprese di costruzione attive sono in aumento (+1,3%) e la domanda abitativa resta elevata, soprattutto nelle aree urbane meglio servite. Tuttavia, la sfida più grande resta la burocrazia.
«Non possiamo parlare di rigenerazione urbana se non semplifichiamo i processi autorizzativi – sottolinea ancora Iarrusso. È indispensabile introdurre il fascicolo del fabbricato, un documento che consenta di conoscere la storia di ogni edificio e di accelerare gli interventi di riqualificazione e sicurezza».
Sul fronte dei professionisti, però, la situazione resta critica. Molti tecnici e imprese si trovano oggi con cassetti fiscali pieni di crediti non utilizzabili, maturati per lavori eseguiti nel pieno rispetto delle regole. «Ci siamo fidati dello Stato – dice il presidente di Federarchitetti – ma lo Stato ci ha voltato le spalle. Si continua a parlare di crescita e di fiducia, ma come possono i professionisti continuare a investire se non riescono a riscuotere quanto spetta loro per lavori già ultimati?».
La questione dell’incapienza fiscale èuno dei nodi più gravi: molti soggetti, non potendo cedere i crediti a terzi, restano intrappolati in un sistema che li costringe a sopportare un carico economico enorme. Eppure, questi tecnici sono stati i primi a sostenere l’attuazione del Superbonus, garantendo sicurezza, qualità e sostenibilità agli interventi. «Non chiediamo sussidi né scorciatoie – ribadisce Iarrusso. Chiediamo solo giustizia e coerenza. Se lo Stato vuole promuovere la transizione ecologica, deve anche garantire a chi la rende possibile di lavorare in modo dignitoso e sicuro».
Sul piano urbanistico e ambientale, resta urgente la necessità di rigenerare il patrimonio edilizio esistente, gran parte del quale risale a prima degli anni Ottanta del secolo scorso e si trova in classe energetica G. Gli edifici vecchi, inefficienti e spesso insicuri richiedono interventi strutturali, non solo estetici. Ma senza un quadro normativo stabile, la rigenerazione rischia di restare un’idea incompiuta.
Iarrusso lo dice con chiarezza: «Serve una politica industriale per l’edilizia, non solo bonus a scadenza. Il Paese ha bisogno di una visione a lungo termine, che integri sostenibilità, innovazione e tutela del lavoro professionale».
In sintesi, il 2025 sarà l’anno della verità per il settore: dal boom artificiale degli incentivi si passerà alla concretezza dei cantieri pubblici e alla necessità di politiche strutturali. La Campania, con la sua domanda abitativa in crescita e i fondi del PNRR in arrivo, potrà essere un laboratorio di rilancio, ma solo se saprà trasformare la spinta pubblica in un’occasione duratura.
«Non possiamo più permetterci politiche spot – conclude il presidente di Federarchitetti. Abbiamo bisogno di continuità, di responsabilità e di una pubblica amministrazione che accompagni, non ostacoli, chi lavora sul campo. I professionisti e le imprese non chiedono miracoli: chiedono di poter costruire il futuro del Paese senza essere lasciati soli a pagare gli errori del passato.



