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Con una nota inviata al Presidente della Repubblica, a firma del Presidente Nazzareno Iarrusso e dal referente per il Superbonus nonché Coordinatore Nazionale Pasquale Iaselli, la Federarchitetti stigmatizza il contenuto del “Decreto Sostegni Ter”, varato venerdì scorso dal Governo, nella parte (art. 26) che elimina la “cessione del credito” illimitata per il Superbonus.

“Ci rivolgiamo a Lei – inizia la nota Federarchitetti – per esprimere il profondo cordoglio che l’intera categoria dei liberi professionisti architetti e ingegneri manifesta per i futuri effetti nefasti dell’art.26 del Decreto Legge cosiddetto “Decreto Sostegni Ter” approvato il 21 gennaio 2022 in Consiglio dei Ministri. Ci rivolgiamo a Lei perché chiediamo l’annullamento, l’immediato riesame e/o il diniego di emanazione e pubblicazione del Decreto Legge in parola (in particolare dell’art.26), come consentito dalle Sue funzioni istituzionali, al fine di evitare il collasso del settore legato all’edilizia, segnato dall’utilizzo dei Superbonus e della “cessione del credito” di imposta.

La scrittura del Decreto, a chi sa decifrarne le ineleganze politiche e istituzionali, se da un lato dispone premurosamente sostegni a tutti i settori in crisi (turismo, spettacolo, cultura e persino quello suinicolo), dall’altro si abbatte come una mannaia sul settore immobiliare legato ai bonus edilizi. E non possiamo che meravigliarci ancora una volta per la sorpresa contenuta soltanto nell’ultimo articolo, tenuta in serbo con una semplice sostituzione di periodi di precedenti articoli di legge – come è di prassi ormai da decenni – e che in silenzio rivoluziona il sistema dei Superbonus, configurandosi non come un cambio di regole durante il gioco, ma come un vero e proprio “nuovo gioco”.

Si vuole significare alla Sua attenzione che il sistema finanziario basato sull’illimitata “cessione del credito” era andato organizzandosi a dispetto dell’iniziale tentativo di monopolio dei players dell’energia e della successiva sperimentata lentezza del sistema creditizio bancario sull’argomento (a dispetto delle sbandierate proposte su carta). Tale sistema si è basato sul libero scambio di crediti d’imposta per permettere l’azione di leve di finanziamento in tutti i comparti dell’edilizia da parte di tutti gli operatori, finanziari e non, più agili e meno impastoiati dalla burocrazia. Il detto sciagurato art.26, limitando la cessione del credito ad una sola operazione, distrugge il mercato in un momento particolarmente teso per le scadenze già pressanti e per le migliaia di operazioni finanziarie grandi e piccole in corso di realizzazione e che oggi potrebbero rilevarsi un fallimento.

Il sistema della “cessione del credito” illimitata – continua la nota – ha pertanto alimentato un’ampia scelta di opportunità finanziarie, generando un vero e proprio mercato regolato da scambi di opportunità tra le parti, tracciati e disciplinati dal sistema informatico dell’Agenzia delle Entrate. In sostanza il sistema della “cessione del credito” è diventato “moneta circolante”, di fatto ratificato nelle varie articolazioni dell’art.121 del Decreto Rilancio, emanato ed emendato dai Governi che si sono succeduti dal 2020 ad oggi, e ha permesso di azionare sistemi di liquidità da parte di qualsiasi soggetto giuridico titolato (un fornitore di materie prime, un general contractor, gli stessi professionisti) in grado di dare linfa alle realizzazioni delle progettazioni e dei lavori.

La vasta platea di ulteriori beneficiari della “cessione del credito” avrebbe inoltre garantito le aspettative di tutti gli operatori nel tempo, e avrebbe offerto altri canali alternativi agli improvvisi “stop al credito” da parte degli istituti finanziari e di credito per avvenuto esaurimento del plafond di imposta annua. Ed è proprio di questi giorni l’avveramento di una probabile condizione di variazione degli accordi contrattuali da parte di Poste Italiane nei confronti di migliaia di operatori, variazione operata “di fatto” e senza alcun preavviso né comunicazione scritta.

Ad oggi il comparto non può permettersi neanche un giorno di impasse. Non riteniamo civile lasciare tale articolazione del detto art.26 in pasto alla sedimentazione del tempo della politica, in attesa dei 60 giorni di conversione in legge per l’auspicabile cancellazione di tale aberrazione: sarebbe già tardi e gli effetti inarrestabili. Non possiamo permetterlo per gli impegni già assunti dai professionisti, dalle imprese edili, dai fornitori delle materie prime, dagli artigiani, ecc.!

Se si volesse argomentare che tale disposto dell’art.27 in parola possa arginare episodi di truffa e malaffare, visto che l’art.26 si ispira a criteri “antifrodi”, non si capisce dove questa azione possa essere nascosta, trattandosi di transazioni che avvengono alla luce del sole perché tracciate dalla piattaforma dell’Agenzia delle Entrate.

Siamo propensi a ipotizzare una sola “ratio” di tale dispositivo, volendo cancellare dalla nostra fantasia la configurazione populista del governo dispostico o dei poteri forti che sottendono le azioni dei nostri rappresentanti, e volendo confidare civilmente nell’azione istituzionale e non nell’eliminazione dei benefici per l’incapacità di controllo delle frodi (cosa che il Governo ha già disposto con il decreto legge n.157/2021 successivamente abrogato ed inglobato nel testo finale della Legge di Bilancio 2022, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 31 dicembre 2021): la “ratio” della sottovalutazione del dispositivo e il ricorso alla forzosa limitazione delle operazioni, mascherata dietro lo spauracchio delle frodi.

Questo appello – conclude la nota – a un Suo autorevole intervento per evitare danni incalcolabili alla filiera dell’edilizia, è espressione del grande disagio che attraversa il settore legato alla trasformazione del territorio, e in particolare quello degli architetti e ingegneri liberi professionisti che ci onoriamo di rappresentare.

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EBIPRO