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Oggi il contesto in cui operano i professionisti è profondamente cambiato. Da un lato, le sfide globali come il cambiamento climatico e la transizione digitale richiedono competenze sempre più specialistiche; dall’altro, le condizioni economiche e normative non sempre consentono la giusta valorizzazione del loro ruolo. Questo squilibrio rischia di compromettere la capacità del settore di attrarre giovani talenti, di mantenere standard elevati di qualità e innovazione, e di approcciare in modo adeguato i mercati esteri.
Questi professionisti non solo progettano e realizzano opere che migliorano la qualità della vita dei cittadini, ma sono anche garanti del rispetto delle normative, della sicurezza e della tutela dell’ambiente. Essi rappresentano un ponte tra passato e futuro, custodendo il patrimonio storico e culturale mentre sviluppano soluzioni innovative per le esigenze contemporanee. In un contesto internazionale in cui la competizione richiede eccellenza e innovazione, è cruciale riconoscere e supportare il loro lavoro.
Un fenomeno che sempre più presente nel nostro settore, grazie alla nuova tecnologia, è l’autoproduzione.
Se è vero che l’innovazione nasce dalla creatività capace di generare nuove soluzioni per risolvere vecchi problemi allora è sotto quest’aurea che dovremmo inserire gli autoproduttori. L’ architetto designer autoproduttore gestisce con cuore intelligente l’intero processo produttivo e utilizzando svariate tecniche supera la figura tradizionale di chi progetta l’oggetto e lo costruisce per pensarlo meglio. Senza essere legato ad un solo materiale o ad una sola maniera come può accadere ad un artigiano fabbro, falegname ecc. concretizza le sue intuizioni realizzando nell’ intimità del percorso una forma di conoscenza che andando dal basso verso l’alto non sarebbe altrimenti realizzabile. Egli diventa così creatore, ricercatore, produttore e venditore. Grazie alla tecnologia oggi esistente, un’unica figura assolve tutto il processo per fruibile il prodotto.
Spesso lo fa riutilizzando materiali di scarto ai quali la società “civile“ non riconosce piu’ una funzione.
Svolge questo lavoro in apparente solitudine o in compagnia degli artigiani piu’ sensibili ma spesso troppo distratti da una produzione rivolta ad altro e che non paga.
Per aiutare questo nascente settore, interno alla nostra professione, occorre che si superi la normativa vigente ancora pensata su modelli in voga nel 1900 attraverso il controllo dei processi produttivi per compartimenti stagni. L’architetto designer che progetta, realizza e vende il prodotto già finito si ritrova a sopportare costi eccessivi perché dal prezzo finale deve separare la parte riferita al progetto e controllo sulla realizzazione del prodotto da quella dei costi per la realizzazione, ovvero, essere iscritto all’Ordine per la prima parte ed alla Camera di Commercio per la seconda parte.
Abbiamo partecipato a B-CAD 2025 – la fiera che ridefinisce il futuro dell’edilizia, dell’architettura e del design – sviluppando il tema: “Digital realities” con la presentazioni di interventi effettuati con la nuova tecnologia applicata al settore delle libere professioni tecniche.
La partecipazione di Federarchitetti all’evento B-CAD è finalizzata proprio a porre l’attenzione sul processo innovativo che il tecnico professionista quotidianamente sviluppa ed implementa, il più delle volte, però, non riconosciuto dal committente pubblico o privato e, in alcuni casi, dalla legislazione vigente.

EBIPRO
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